Breve storia di una vendemmia

01_Nella vigna del Signore

Il convento dei Frati Minori Cappuccini di Castel San Pietro, un piccolo paese dell’Emilia-Romagna, terra di Albana e Sangiovese, ospita all’interno del suo perimetro quattro frati, due gatti e un’antica vigna.









Da molti anni due contadini della zona si occupano di curarne le viti, di potarle, di custodirle, di vendemmiare e poi di imbottigliare alcune centinaia di bottiglie di albana, in parte destinate al consumo interno al convento e in parte vendute ad altre parrocchie della zona. È un vino completamente naturale, senza alcun intervento chimico in vigna e enologico in cantina; è un vino leggero, grezzo, inevitabilmente diverso anno dopo anno nel sapore e nei profumi. “È il vino che il Signore dona alla vigna”, dicono convinti i due.







Ma non tutti nel convento la pensano allo stesso modo: “il nostro vino manca di corpo”, sostengono con imbarazzo ma decisione alcuni frati. “Non è abbastanza buono, serve un enologo”, sussurra un altro.

Ed ecco che entra in scena un amico di uno dei frati, vignaiolo biologico nei colli imolesi, da sempre attento alla qualità di ciò che produce perché è ciò che lui per primo beve. L’amico vignaiolo concorda con i due contadini di dividersi equamente la lavorazione del vino in cantina: i due continueranno come sempre a fare il loro vino con una parte di quanto vendemmiato, il resto sarà curato con altri metodi. “Abbiamo scelto una vita di sacrificio”, dice il frate che per primo ha scatenato la contesa sul vino, “ma questo non significa che dobbiamo bere male!”











È il giorno della vendemmia e frati e laici, contadini sostenitori dei metodi iper-naturali e il vignaiolo venuto da fuori si muovono insieme tra i filari della vigna raccogliendo l’uva, diraspandola e pigiandola, faticando e divertendosi, in attesa che il mosto, ancora una volta, dia i suoi frutti. Buoni o scadenti che siano.





Perché forse nella vigna del Signore gli ultimi saranno davvero i primi, ma di sicuro in quella del convento dei Frati Minori Cappuccini tutti partecipano alla festa della raccolta, senza invidie e gelosie, dividendosi gli sforzi e i frutti con il sorriso sulle labbra.