Quando l'acqua finisce
Una persona al secondo dal 2009 ha abbandonato la terra di cui è originaria per sfuggire a eventi metereologici e climatici catastrofici, secondo le stime del World Economic Forum. Nel 2016 gli organismi internazionali hanno contato circa 22,5 milioni di profughi ambienta- li, di cui una parte importante legata a siccità e desertificazione.
Nel 2050, calcola Norman Myers dell’Università di Oxford, il mondo potrebbe ospitare oltre 150 milioni di profughi spinti a emigrare dal cambiamento climatico.Già oggi quasi 1,6 miliardi di persone, poco meno di un quarto della popolazione globale, vivono in territori aridi e in corso di veloce desertificazione. In vent’anni questo numero po- trebbe addirittura raddoppiare.
Ma la desertificazione non è uguale per tutti: siccità e povertà fanno rima e le poche risorse finanziarie non consentono alle amministrazioni locali di molti Paesi africani, asiatici e me- dio-orientali di costruire infrastrutture adeguate al rifornimento idrico e alla depurazione delle poche acque disponibili, condannando così le popolazioni alla fuga o a una vita sempre più precaria.
La regione del Kunene, nel nord della Namibia e non lontano dal confine con l’Angola, è una vasta area nota soprattutto per la sua fauna selvatica: mentre turisti da tutto il mondo la rag- giungono per fotografare zebre, giraffe, ungulati, elefanti e leoni, il cui numero è cresciutodi molto negli ultimi decenni grazie alla valida protezione fornita loro dal governo, nessuno sembra preoccuparsi realmente degli allevatori Owambo e Himba che vivono fuori dai confi- ni dell’Etosha Pan, il cuore del Parco, e che sempre più devono subire anzi la concorrenza de- gli animali selvatici nella disperata ricerca di acqua per greggi sempre più povere e smagrite. Il Kunene, come tutta l’Africa australe, sta vivendo infatti una delle più drammatiche siccità mai registrate, con la quasi totale assenza di piogge negli ultimi sette anni, temperature parti- colarmente alte e il progressivo inaridimento fino alla scomparsa dei campi coltivati e dei pa- scoli per il bestiame. Anche la boscaglia che rendeva lussureggiante la regione nella stagione delle piogge si sta diradando fino quasi a scomparire, mentre le riserve idriche scarseggiano sempre più, soprattutto nel periodo secco, e abitanti e allevatori sono costretti ogni giorno a lunghi percorsi per approvvigionarsi di acqua alle poche fonti sparse sul territorio, o a emi- grare altrove, impoverendosi ulteriormente. Quasi sempre la prima tappa dell’emigrazione è Opuwo, il centro abitato più importante della regione, che si rivela però del tutto impreparato ad accogliere le migliaia di persone che sfuggono alla sete.
Il futuro del Kunene sembra oggi essere diventato quello di un nuovo grande deserto capace di imprigionare in una gabbia di sabbia e di rassegnazione gli abitanti i più poveri del Paese.