I Paesi Bassi sono la prima grande potenza al mondo a raggiungere un limite fisico allo sviluppo possibile

Nel 2023 i Paesi Bassi hanno raggiunto i 17,6 milioni di abitanti, concentrati in 41.543 km2 di territorio con una densità di 523 abitanti per km2, cinque volte al di sopra della media europea.. Se si escludono isole e micro-Stati, l'Olanda è il quinto Paese più affollato al mondo. E soprattutto potrebbe essere il primo ad aver raggiunto il limite allo sviluppo possibile. Un limite fisiologico, fatto di spazi che mancano sempre più, di risorse sempre più costose e di sempre più difficile reperibilità. Un limite che alimenta dubbi e timori sul futuro di uno dei motori d'Europa e che sta polarizzando l'opinione pubblica del Regno, fomentando tensioni e proteste, ma anche stimolando iniziative pubbliche e imprese private nella ricerca di nuove soluzioni per continuare in una crescita che ha portato ricchezza diffusa, una grande capacità di innovare e di esportare ovunque nel mondo, ma anche concentrazioni di azoto nell'aria e nelle acque ben oltre i limiti consentiti dalle norme europee. Nelle parole di Simon Kuper, giornalista del Financial Times (“The Netherlands may be the first country to hit the limits of growht”, Financial Times, ottobre 2022), emerge come i Paesi Bassi stiano andando incontro a una "tempesta perfetta": troppe persone, troppe industrie, troppi allevamenti intensivi, troppe automobili, troppo turismo, troppi consumi, troppo inquinamento. Troppo business. Una nemesi, per il Paese che ha inventato il capitalismo.

Di fronte a sforamenti particolarmente frequenti dei parametri ambientali stabiliti dal governo nazionale in accordo con le normative europee, la ministra dell’ambiente Christianne van der Wal-Zeggelink ha lanciato nella primavera del 2023 una campagna di acquisti forzati a prezzi di mercato di circa 3000 allevamenti intensivi di bovini, privilegiando quelli più inquinanti e più vicini alle riserve naturali del circuito Natura 2000. Quegli stessi allevamenti che fanno dell'Olanda il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti. Il governo ha messo a disposizione 24,3 miliardi di euro per compensare gli imprenditori agricoli costretti a chiudere le loro aziende al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo di dimezzare le emissioni in atmosfera di azoto entro il 2030. A essere interessate dagli acquisti statali sono soprattutto le aziende agricole e gli allevamenti di province come quelle di Overijssel, Drenthe, Gelderland, Groningen, Friesland, Limburg e Flevoland. Le province, cioè, più periferiche rispetto al cuore urbano della nazione e più legate al settore primario. L’obiettivo della ministra era quello di smantellare le fattorie e restituire le terre a riserve naturali, come accaduto nel polder di Flevoland, la più giovane provincia d'Europa, estratta dalle acque dell'Ijsselmeer alla fine degli anni Sessanta, o a progetti di sviluppo edilizio per mitigare almeno in parte la profondissima crisi degli alloggi, cronica nel Paese ma spinta negli ultimi quindici anni da fenomeni come turistificazione e airbnbizzazione di cui Amsterdam è tra gli hotspot mondiali.

Il tentativo del governo si è però scontrato duramente con una fortissima opposizione popolare esplosa nel giro di poche settimane e di cui il BBB (Boer Burger Beweging, Movimento contadino-cittadino in italiano) si è fatto portavoce, vincendo a mani basse le elezioni provinciali di marzo 2023 e candidandosi per un possibile trionfo su scala nazionale alle prossime politiche. Il movimento populista nega il ruolo dell'allevamento intensivo nell'inquinamento del Paese e chiede di limitare semmai la grande industria metallurgica, chimica e petrolifera. Con il motto di "orgoglio contadino" il BBB è diventato in pochi mesi il primo partito olandese e potrebbe diventare il nuovo, e per molti inatteso, faro del revisionismo europeo con l'esplicita richiesta di procedere verso un totale ripensamento delle politiche ambientali olandesi e dell'Unione Europea.

È difficile sostenere che una simile evoluzione potesse essere prevista, ma certamente le nubi all'orizzonte di quello che solo vent'anni fa era considerato il più progressista e aperto Paese d'Europa - e forse del mondo - si stavano addensando da tempo. All'origine di tutto è proprio quel limite fisiologico che gli olandesi sfidano fin dal medioevo, strappando terra al mare ettaro dopo ettaro attraverso dighe, canalizzazioni, idrovore e pompe mosse oggi come allora dal vento. Ai pittoreschi mulini in legno si sono sostituite distese interminabili di pale eoliche che riempiono il mare e le campagne in filari regolari e infiniti. Una volta prosciugati, i polder sono trasformati in campi, spesso di tulipani, giacinti e altre piante bulbacee. Quello dei fiori è un mercato enorme, che l'Olanda controlla fin dal XVII secolo e che ha dato origine a quel fenomeno del mercantilismo da cui l'etica protestante calvinista che impregna ancora oggi le campagne e le città del Paese ha generato lo spirito del capitalismo, difendendolo e propagandolo con una delle più forti marine militari e commerciali dell'età moderna.Se l'obiettivo dei Paesi Bassi sembra essere rimasto immutato nei secoli, volto alla massima valorizzazione delle non troppe risorse di un territorio piccolo e costantemente minacciato da un mare che vorrebbe riprendersi ciò che gli è stato tolto e che anzi il cambiamento climatico in atto favorisce, diverse sono le strade tentate per raggiungerlo: non solo sfruttamento intensivo ed estrazione di valore massiva che per esempio rendono sempre più complesso per studenti e lavoratori trovare appartamenti nella megalopoli del Randstad (Rotterdam, Amsterdam, Den Haag), ma anche grandi investimenti in ricerca e sviluppo per costruire alternative più sostenibili ai processi produttivi di tradizionale forza del Paese. È per esempio il caso del Centro ricerche dell'università di Wageningen, tra i più all'avanguardia nella progettazione di "vertical farm", di cui rivende la sofisticata tecnologia nei Paesi del Golfo Persico, bisognosi di produrre ortaggi su scala industriale minimizzando l'uso di acqua e terra.

E poco importa se il costo energetico per produrre pomodori e fragole indoor non consentirà alla gran parte del resto del mondo di dotarsi delle serre ipertecnologiche o delle celle idroponiche che a Wageningen e a Delphy, azienda collocata nella periferia industriale di Delft nel cuore del Randstad, sono pensate, costruite e vendute in altri emisferi. Ma anche la sostenibilità può sposarsi con il business nell'Olanda sospesa tra senso del limite e cultura della crescita: è il caso di Kipster, allevamento intensivo di galline che produce centinaia di migliaia di uova ogni giorno vendute da Lidl e da altri attori della grande distribuzione. È un allevamento modello quello di Kipster, che raduna in capannoni coperti di pannelli solari qualche decina di migliaia di galline in meno rispetto agli standard del Paese, con un'attenzione speciale alla salute degli animali e al loro benessere psico-fisico. Ed è anche il caso di Farm of the Future, spin off ancora una volta dell'università di Wageningen, che cerca di diffondere tra gli agricoltori del Paese tecniche di coltivazione più rispettose dei suoli e meno impattanti sotto il profilo chimico e delle emissioni. Le collaborazioni in atto, per ora, non sono moltissime ma i ricercatori di Farm of the future sembrano convinti che questa sia la strada giusta per far convivere crescita economica e ambiente che la ospita.

E la crescita continua lungo le acque che circondano l'Olanda. Nel porto di Rotterdam, il più grande d'Europa, vero hub di interscambio commerciale tra il vicino colosso industriale tedesco e i suoi mercati di approdo. Lungo le coste del Mare del Nord, riempite di pale eoliche ma anche di attrazioni per un turismo pervasivo e massificato. Sotto le acque dei canali, persino, come nel caso del nuovo mega-parcheggio per le centinaia di migliaia di biciclette che ogni giorno consentono ai cittadini di Amsterdam di sopravvivere all'onnipresente traffico veicolare. O semplicemente negli spazi ancora rimasti liberi o ricavati dall'abbattimento di vecchie strutture industriali come nel caso del nuovo quartiere di Amsterdam Noord, dove stecche di palazzoni vetrati affiancano le case galleggianti e iper-sostenibili del rione di Schoonship, tra bar hipster e monopattini.

Etica protestante e spirito del capitalismo, senso del limite e cultura della crescita sono ancora una volta vettori potentissimi e talvolta confliggenti che spingono uno dei principali playmaker d'Europa in un viaggio verso una crescita che si vorrebbe inesauribile ma che sembra essere giunta sul baratro di una crisi che può minarne le fondamenta, mettendo a rischio non solo il regno fiammingo ma l'intera costruzione europea. Un viaggio verso il futuro che ci aspetta.