Dal disastro ambientale a una rinaturalizzazione a misura di cittadino

La regione della Ruhr (Ruhrgebiet) nella Germania nord-occidentale, parte del Land di NordReno-Westfalia, è stata il primo e più forte motore della rivoluzione industriale nell’Europa continentale e ha fondato dalla metà dell’Ottocento la smisurata potenza industriale tedesca attraverso il connubio di estrazione mineraria e industria pesante. Il Land NordReno-Westfalia produce oggi oltre un quinto del prodotto interno lordo tedesco, con un reddito pro capite che supera del 15% la media europea.

La regione metropolitana Reno-Ruhr (Metropolregion Rhein-Ruhr), parte centrale del Land e casa per quasi 12 milioni di persone, è la maggiore delle undici regioni metropolitane tedesche e tra le cinque più grandi d’Europa; è la terza più ricca area metropolitana dell’Unione Europea e la sedicesima nel mondo. Undici delle maggiori compagnie al mondo, incluse nella lista “Fortune Global 500”, hanno sede nella conurbazione della Ruhr: E.On AG, Deutsche Post, Metro AG, Deutsche Telekom, Thyssen-Krupp, RWE AG, Bayer AG, Uniper SE, Evonik Industries, Lufthansa ed Henkel.

Tutto questo dopo che la chiusura delle miniere di carbone all’inizio degli anni Novanta e il pesante processo di delocalizzazioni e licenziamenti l’aveva trasformata in uno scheletro industriale dagli altissimi livelli di inquinamento, contaminazione dei terreni e delle acque, con fasce di povertà e disoccupazione che perdurano nel tempo, arrivando nel 2017 a un tasso di non impiego dell’11,5% nell’area di Dortmund, quasi il doppio rispetto alla media tedesca del periodo, che si fermava al 6%.

Oggi l’enorme area urbana che si snoda da da Dortmund a Duisburg, passando per Bochum, Gelsenkirchen, Essen, Oberhausen, Bottrop lungo il corso del fiume Emscher, ospita alcuni dei più grandi e riusciti parchi industriali al mondo, tra i quali spicca l’Emscher Landschaftspark, 450 chilometri quadrati di aree verdi che si strutturano in 85 km lineari di percorsi ciclopedonali, fiumi depurati e rinaturalizzati, rimboschimenti, terreni prima contaminati e ora bonificati, discariche di inerti risanate e i resti recuperati di enormi impianti industriali trasformati in musei, teatri, luoghi di esposizioni, giardini, set per opere di land art e così via. Una gigantesca attrazione per un turismo per lo più interno, ma anche un polmone verde per milioni di persone che per più di un secolo hanno vissuto tra carbone, ciminiere e veleni e che ora hanno imboccato una via totalmente diversa. Ciò è stato reso possibile dal fortissimo impegno delle amministrazioni locali, regionali e nazionali, dalla loro capacità di attrarre investimenti privati e sostegni europei, e dal dinamismo di un territorio che sta rendendo possibile non solo un progressivo sostenersi sotto il profilo economico dei moltissimi interventi di trasformazione della regione e del suo tessuto produttivo, ma anche il diffondersi di centri di ricerca universitari e business center di eccellenza come il FabLab dell’Università di Nord Reno-Westafalia a Bottrop e il Wissenschaftpark di Glesenkirchen.

Il sogno della Ruhr ha avuto inizio con l’Internationalen Bauausstellung Emscher Park (IBA), un progetto decennale (1989-1999) di recupero su vastissima scala del territorio attraversato dall’inquinatissimo fiume Emscher, ed è continuato con circa altre 450 iniziative di risanamento e restituzione alla collettività delle strutture industriali condotte da venti amministrazioni locali, due distretti e tre governi regionali capaci di lavorare insieme con un unico obiettivo per oltre tre decenni fino ai clamorosi risultati attuali che fanno dell’area uno dei modelli mondiali non solo di recupero ambientale e di rilancio economico, ma anche di marketing territoriale attento alla sostenibilità, di vivibilità per i cittadini e di un governo lungimirante del territorio e del suo paesaggio.

La scelta tedesca di abbandonare il nucleare dopo il disastro di Fukushima, con lo spegnimento progressivo delle centrali (le ultime tre cesseranno di produrre energia elettrica nel 2023), e la crisi innescatasi con l’attacco russo all’Ucraina che sta riducendo sempre più le forniture di gas all’Europa mettendo a rischio il colosso industriale tedesco, sta però imponendo un cambio di strategia nelle fonti di approvvigionamento energetico del Paese, rallentando la programmata dismissione delle numerose centrali a carbone che continuano a emettere fumi nel cielo della conurbazione tedesca. E lo faranno almeno fino al 2038, anno in cui la Germania vorrebbe davvero voltare pagina per rispettare i parametri degli accordi internazionali volti a ridurre le emissioni di gas serra e contenere così il cambiamento climatico.

Saprà la Ruhr essere ancora una volta all’altezza dei suoi sogni?